• Parrocchia Sant'Andrea Apostolo di Pollenza
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Inizio S.Biagio

Il culto di S.Biagio

Biagio Vescovo e Martire protettore principale di Pollenza

cupolaS.biagiopicChi visita la sontuosa chiesa di S. Biagio e volge lo sguardo in alto, sopra l'altare maggiore, su la calotta del presbiterio, magistralmente dipinto da Virginio Monti, rimane colpito da una maestosa e veneranda figura di Vescovo, inginocchiata presso il trono del Redentore e in atto di raccomandare alla protezione divina un abitato, il nostro Paese, he si distende davanti a lui.

 

II personaggio vestito di abiti orientali - circondato da Angeli recanti le insegne del suo Ufficio : Mitra, Pastorale, Vangelo, è il Protettore Principale di Pollenza, il Santo protettore contro i mali di gola : S. Biagio, Medico , Vescovo di Sebaste, morto Martire per la Fede.

Gli altri due intercessori, seduti presso il trono del Redentore, sono la Madonna Assunta e S. Giovanni Battista.

Origine del Culto in onore di S. Biagio.

Il culto in onore di S. Biagio risale ad epoca antichissima. La residenza dei Greci in Monte milone fino al mille, secondo la testimonianza dello storico Camerinese: il Lili; le varie manifestazioni artistiche in stile greco bizantino conservate a Rambona, e, fino a pochi decenni addietro, anche in paese, fanno ritenere che il culto, come la primitiva chiesa in onore di S. Biagio, siano dovuti ad influenza greca e risalgano quindi ad un periodo anteriore al mille.

 

Pollenza onora come patrono S. Giovanni Battista: Protettore Principale, S. Biagio; Protettori Minori: la Madonna Assunta e S. Antonio di Padova.

Benché talora i due termini Patrono e Protettore siano usati senza distinzione, pur tuttavia essi esprimono realtà diverse.

Il Patrono è il vero rappresentante della Comunità presso il trono di Dio. I Protettori sono i Santi che il Municipio sente il dovere di onorare insieme al Paese, con particolare devozione, per motivi speciali: grazie ricevute, voti, date, alle quali è legato il loro nome e la loro protezione. Come Patrono S. Giovanni è l'unico santo ricordato nel giuramento del Potestà.

Nella prima e, poco dopo la seconda metà del Trecento, si verificarono nel Paese fatti d'arme e avvenimenti sfocianti nella demolizione del Cassero, fortezza edificata presso l'attuale chiesa della Croce, e nel trasferimento e restringimento degli abitanti sul colle attuale, già abitato, dove era la chiesa dedicata a S. Biagio.

In seguito a ciò, in segno di omaggio e di venerazione, il santo Vescovo di Sebaste fu proclamato Compatrono del Paese. Come tale è ricordato nel proemio dello Statuto Comunale, edito a stampa nel 1950, e raffigurato in atto di sorreggere il paese insieme a S. Giovanni Battista, nella xilografia del frontespizio dello Statuto Municipale.

Il culto del Santo fu alimentato fino al 1500 dai monaci benedettini e cistercensi, in seguito dal clero diocesano.

La devozione a S. Biagio aveva ed ha tuttora la massima manifestazione il giorno del tre febbraio, festa annuale in onore del Santo. A renderla più solenne contribuirono l’indulgenza plenaria concessa nel 1658 e la fiera accordata nel 1765.

In onore del Santo si facevano due processioni, una alla sera della vigilia detta “luminaria”, l’altra il giorno tre con l’intervento delle autorità.

Caratteristica della festa era ed è tuttora, la distribuzione del pane benedetto, fatta a cura e spese della comunità; esso veniva inviato anche alle autorità religiose e civili: nel 1819 ad esempio ne furono distribuite 600 libbre.

Nel corso dei secoli l’attuale Collegiata ha avuto grosse modifiche; si legge che tre chiese furono erette in onore del Santo martire presso la porta di Santa Croce: Chiesa antica, Chiesa braccesca,  Collegiata attuale.

 

La chiesa antica aveva una sola navata con tetto a capriate di legno; era costruita in senso trasversale, opposto, quindi, a quello dell’attuale collegiata; l’ingresso si apriva vicino all’odierno altare del S.S. Sacramento.

Di fronte si ergeva l’altare maggiore entro un’abside detta “cappellone” ornato di pitture e con un coro di 13 sedili.

Il tempio di S. Biagio in un documento del 1269 risultava provvisto di un convento con monaci dipendenti dalla Badia di Rambona, la quale possedeva chiese in Monte Milone ed il suo rettore denominato Prevosto era l’unico titolare delle numerose chiese pollentine esistenti.

Intorno alla seconda metà del 1500 la Confraternita del S.S. Sacramento ne curava la manutenzione e vi fece eseguire a sue spese varie pitture.

Per quanto riparata più volte nel corso dei secoli, verso la fine del 1700 il tempio si mostrava insufficiente per l’accresciuta popolazione e indecoroso di fronte alle nuove fabbriche di chiese e di edifici civili.

Superate varie difficoltà, per iniziativa del Comune e con l’approvazione delle competenti autorità nell’ottobre del 1791 si iniziò la demolizione della vecchia chiesa.

La chiesa braccesca la denominiamo così dal nome dell’ideatore del disegno, l’architetto romano Virginio Bracci.

Il progettista aveva delineato un’immensa fabbrica di forma ottagonale ma l’edificio, mal ideato nelle sue proporzioni, pessimamente eseguito dato l’eccessivo peso del tetto cominciò a cedere: prima il tetto stesso, poi, in data 16 marzo 1809, crollò in parte l’edificio e rimase uno scheletro per circa un ventennio per mancanza di fondi.

Per la collegiata attuale fu scelto il progetto di De Mattia di Treia, il più solido ed il meno costoso tra quelli presentati; i lavori iniziarono nell’aprile del 1834 ed il tempio fu consacrato il 14 ottobre 1844.

E’ considerata insieme alla Torre Civica il simbolo di Pollenza.

Imponente nella sua mole, a croce greca, è un capolavoro architettonico reso prezioso dalle pitture di insigni artisti quali il Biagetti, il Monti ed il Cingolani.